CARLO CAPACCI
SINDACO

(scritto nel 2014)

Carlo Capacci (a sinistra) con me a Imperia
Carlo Capacci (a sinistra) con me a Imperia
Imperia – Lo splendido Parasio
Imperia – Lo splendido Parasio

La sfida elettorale di Imperia 2013 mi ha coinvolto fino al midollo e la ritengo una delle più stimolanti ed emozionanti che ho vissuto come comunicatore.

Iniziò tutto dall’incontro, organizzato dall’amico imperiese Stefano Sivieri, con l’ex Sindaco Pdl Paolo Strescino, sfiduciato a metà mandato perché non più gradito all’ala Pdl di Claudio Scajola che l’aveva candidato, deus ex machina della città da un ventennio. Famosa la sua intervista in cui affermò che, con il suo aiuto, sarebbe diventato anche Sindaco Paperino.

Aiutai Paolo, 8 mesi prima del voto, a costruire l’immagine ed il posizionamento della sua nuova creatura politica – il Laboratorio per Imperia – nato come movimento e poi diventato lista elettorale.

L’alchimia politica elaborata da Strescino, al suo nascere giudicata da tanti fallimentare, ha avuto nelle amministrative di Imperia 2013 un ruolo fondamentale: Il suo quasi 10% al primo turno ha zittito i suoi detrattori e creato le basi di una travolgente vittoria (non per sé).

Il logo della lista di Paolo Strescino
Il logo della lista di Paolo Strescino
Stefano Sivieri (a sinistra) e Paolo Strescino
Stefano Sivieri (a sinistra) e Paolo Strescino
Capacci (a sinistra) con Strescino
Capacci (a sinistra) con Strescino

CHI ERA COSTUI?

Paolo Strescino: figura di spicco della destra imperiese e Sindaco PDL di Imperia dal 2009 al 2012. A seguito delle dimissioni di due suoi assessori comprende le irregolarità sull’appalto per il nuovo Porto di Imperia e chiude bruscamente con la maggioranza che lo aveva sostenuto e sostiene Carlo Capacci con la propria lista “Laboratorio per Imperia

Carlo Capacci a New York
Carlo Capacci a New York

L’INGEGNERE DELLE TELECOMUNICAZIONI CHE NON COMUNICA

La vera campagna elettorale iniziò con l’ingresso in campo di Carlo Capacci, un giovane ingegnere imperiese estraneo alla politica, titolare di UNO, innovativa impresa imperiese nel settore delle telecomunicazioni (porta la rete internet dove non arrivano i grandi gestori). Di lui mi raccontavano la zero capacità di comunicare e l’ancor più scarca propensione a rendersi simpatico alla gente. Terrorizzato mi chiedevo: « Cacchio, ma qualche straccio di dote l’avrà pure questo Carlo ».

La sfida era comunque lanciata e il più pericoloso competitor di Capacci era Annoni, un sessantacinquenne principe del foro di Imperia, fortemente sostenuto da Claudio ScajolaNON a sua insaputa.

La variabile M5S rappresentava poi un serio problema per quel 34,9% di consensi alle elezioni politiche celebrate pochi mesi prima, che facevano arrossire il 20% del Pd e il 30% del Pdl.

La mia scheda-profilo della lista Imperia Cambia
La mia scheda-profilo della lista Imperia Cambia
Scajola (a sinistra) e Annoni (al centro) candidato del centrodestra
Scajola (a sinistra) e Annoni (al centro) candidato del centrodestra
Il logo della lista civica "Imperia Cambia"
Il logo della lista civica "Imperia Cambia"

IMPERIA CAMBIA

Il primo successo del tutto personale del « mio » ingegnere – valutato seccamente da molti come un pessimo candidato Sindaco – fu quello di costruire con maestria una coalizione vasta, anche se non perfettamente « cementata ».

Negli ambienti professionali la sua fama di ingegnere civile era davvero straordinaria, e il massimo – si diceva – lo esprimesse portando a termine a regola d’arte progetti che i suoi colleghi valutavano irrealizzabili. Li ho visti con i miei occhi quei progetti: quello che si diceva di lui era vero, ma nessuno avrebbe mai immaginato che Capacci offrisse simili prestazioni anche nella molto più insidiosa ingegneria politica.

Il Pd infine accettò il suo programma elettorale e lo sostenne. I partiti della sinistra sinistra scelsero invece di correre da soli con un proprio candidato Sindaco.

Carlo Capacci, nel segno della sua lista civica – che chiamai IMPERIA CAMBIA – iniziò a correre lungo una impraticabile agenda di incontri (da lui ingegnerizzata e gestita) soprattutto visitando le 14 frazioni della città, borghi ricchi di identità propria, alcuni dei quali furono Comuni fino al 1923. 

Incontrò poi imprenditori, commercianti, associazioni, uomini, donne, pescatori, pescatrici, cani, gatti, orate e branzini. Lo videro un giorno al porto dialogare animatamente con un branco di attentissime sardine. Ascoltava con attenzione, prendeva accuratamente nota dei problemi sul suo Moleskine ma non prometteva nulla di nulla. Garantiva solo 5 anni di impegno personale a tempo pieno per il bene della città, guardando fisso negli occhi le persone.

Carlo Capacci nelle frazioni con il suo fedele Moleskine
Carlo Capacci nelle frazioni con il suo fedele Moleskine
Capacci al quartiere del Parasio
Capacci al quartiere del Parasio

GURU, INTERVIENI, CARLO NEGLI INCONTRI È UNA FRANA !!!!

Intanto, come sempre accade, i giornali locali registravano la mia presenza in loco.

Mi arrivarono poi, a seguito delle prime uscite di Carlo, una serie di cupe telefonate dai sostenitori e da alcuni dei 136 candidati consiglieri della nostra coalizione. Tutti mi segnalavano, a loro giudizio, pessime prestazioni di Carlo nei primi due incontri con le frazioni. Decisi allora di assistere come spettatore – con il vantaggio di non essere conosciuto in loco – a un incontro con gli abitanti di uno dei quartieri più problematici e maltrattati della città: il Parasio, quell’antico, magico, emozionante quartiere che domina dall’alto Imperia – Porto Maurizio. In quella sala stracolma mi concentrai per tutto il tempo sul pubblico, studiando reazioni, battiti di ciglia, movimenti di mani, resistenze alle sedie scomode, grado di sopportazione del caldo, comportamento dei giovani, degli anziani; contai anche quante volte i presenti guardavano oltre la finestra, quante volte quelli in piedi cambiavano la gamba d’appoggio, ascoltavo commenti sussurrati al proprio vicino e davo un voto alla risposta che Carlo architettava per le crudeli domande che il pubblico gli rivolgeva. La sera stessa, dopo aver asfaltato il fritto di paranza del C’est si bon di Calata Cuneo – in compagnia della cara amica Vanessa – inoltrai una email allo staff e al pool di critici, rassicurandoli che quelli che loro percepivano come difetti a mio giudizio erano esattamente il mix di fattori vincenti e plus competitivi che avrebbero fatto alla lunga la differenza tra Capacci e il suo diretto competitor.

I portici di Calata Cuneo
I portici di Calata Cuneo
La foto ufficiale di Carlo Capacci
La foto ufficiale di Carlo Capacci

UN NUOVO LEADER NON LEADER

Quel misto di semplicità, riservatezza, dialettica all’osso espressa da quel giovane ingegnere, ammiccamenti free, quella sicurezza in se stesso impacchettata con una naturale umiltà, costruivano giorno dopo giorno un plus di differenza davvero unici straordinari. Quel silenzioso ma progressivo gradimento che la gente gli riservava contribuiva al naturale fluire della personalità di Carlo, creando varchi sempre più visibili in quella sua corazza iniziale che non mi aveva permessso di capirlo a fondo nei primi atti della campagna. D’altronde, per un candidato Sindaco, affrontare una campagna è come vivere una nuova esperienza di vita fatta soprattutto di relazioni umane. E’ lì che, se ce l’hai, viene fuori quel meglio di te che non hai ancora imparato a conoscere.

Quella sera al Parasio, ascoltando Carlo parlare in piedi, jeans, camicia bianca a righe con maniche arrotolate e Tods ai piedi, restando spettacolarmente se stesso fino in fondo, ho percepito che quella intelligente, pratica, efficace, brillante semplicità ci avrebbe portato alla vittoria. 

La sera stessa Dario Orlandi, il grande fotografo di questa campagna, estrasse come Eta Beta dalla sua station wagon un numero incalcolabile di borse, ombrelli, luci, teli, cieli, obiettivi, accumulatori e flash ed allestìmmo un set fotografico completo al point e costringemmo Carlo, a sua insaputa, a posare per le foto dei poster elettorali.

Tra i 200 scatti di ne scelsi uno perfetto, e quel magistrale ritratto diventò l’unica immagine del candidato nella campagna elettorale. Quella foto ha rappresentato per me, lungo tutta la campagna, una fonte inesauribile di ispirazione.

I SONDAGGI SONO IL PASSATO, MA CI LEGGI IL FUTURO

Il giorno dopo arrivò tra le mie mani il sondaggio SVG. A parte i numeri discreti per la coalizione e nonostante il prevedibile basso risultato della neonata lista di Carlo Capacci (Imperia Cambia) il dato più interessante che rilevai era che Carlo era conosciuto solo da poco più della metà degli elettori ma, chi lo conosceva, in larghissima misura, lo apprezzava. Dunque, se chi lo conosceva lo apprezzava, avevamo una prateria di quasi metà dell’elettorato da conoscere e conquistare e, per vincere, bastava farlo girare ovunque, farlo conoscere, fargli stringere mani e incrociare sguardi.

In quel pomeriggio clou sovrapposi l’effetto di quell’incontro al Parasio con questo dato emerso dal sondaggio e l’emisfero destro del mio cervello, compagno che coccolo ma spremo almeno 10 ore al giorno da una cinquantina d’anni, mi regalò lo slogan della campagna.

Una sola parola, semplice, intima, personale, diretta, potente, un abito sartoriale per l’ing, Carlo Capacci, una vera e propria etichetta da apporre su tutta la comunicazione.

Lo slogan della campagna
Lo slogan della campagna
Banner online
Banner online

FIDATI

La molla del giocattolo era caricata. La parola FIDATI, oltre ad essere stampata come un logo/oggetto su tutti gli strumenti di comunicazione, era continuamente pronumciata nelle proprie relazioni personali dall’esercito di candidati consiglieri di tutta la coalizione e diventò presto un travolgente tormentone. FIDATI non era solo uno slogan ma, per la sua stretta identificazione con il candidato, la fece diventare un racconto.

Con FIDATI, storytelling di Carlo fatto da una sola parola, mettemmo in campo un potente amplificatore della comunicazione.

Fu un’idea in qualche modo assimilabile a quella di colorare di arancione nel 2007 (ben 4 anni prima di Pisapia a Milano) ogni pixel della vincente campagna per il secondo mandato del Sindaco Roberto Reggi a Piacenza.

Un poster della campagna
Un poster della campagna

VIDEORITRATTO CINESE

Lanciai il claim FIDATI e la candidatura di Capacci in rete con un video di posizionamento che utilizzava la tecnica del “ritratto cinese” che gioca rispondendo a tanti “Se fosse…?”

IL POINT FIDATI

Situato in pieno centro a Imperia Oneglia in un negozio di proprietà di Capacci, il Point brulicava di candidati della lista civica di Carlo, era luogo di incontro aperto a tutti i cittadini e centro logistico di tutti i materiali della campagna.

La serie di poster speciali solo per l’interno del point
La serie di poster speciali solo per l’interno del point
La lettera di Capacci alle famiglie
La lettera di Capacci alle famiglie

GLI STRUMENTI

Mettemmo in campo un mix di strumenti e media: una serie di santini speciali in formato polaroid che riportavano la foto di ciascun candidato scattata nel proprio luogo dell’anima spot per le tv, vari poster, un booklet di programma da 20 pagine in formato A5 e una bella lettera alle famiglie disegnata con la tecnica del Metodo Dialogo di Sigfried Vogele. Capacci era scettico sull’efficacia della lettera ma si ricredette perché anche la mamma stessa ricevette un sacco di complimenti indiretti.

I pola-santini dei candidati, con al centro l'astuccio porta santini
I pola-santini dei candidati, con al centro l'astuccio porta santini
Il booklet di programma
Il booklet di programma
Un particolare invito al voto
Un particolare invito al voto

30 GIORNI IN 3 MINUTI

Il video prima del voto del ballottaggio

Ma anche il video “La rivoluzione imperiese” liberamente ispirato allo spot “1984” di Apple.

POI IL VENTO GIRÒ DAVVERO

Per natura io sto sempre dalla parte di chi vuole cambiare tutto, tranne il posto degli attrezzi da cucina. Mi piacciono i candidati coraggiosi come Capacci, che dicono davvero quello che pensano, che fanno quello che dicono, che ti dicono nomi e cognomi,  quelli « capacci » di puntare il dito contro ciò che non va, al momento giusto, con serietà, con parole chiare, poche. 

Una campagna elettorale è una maratona devastante per un candidato che si è messo in testa di vincerla, una gara di resistenza che si gioca soprattutto nello sprint finale dove vince chi crede di più a ciò che dice.

Osservando giorno dopo giorno l’agire di Carlo Capacci sui binari della strategia di comunicazione elaborata insieme, ho vissuto in trepida attesa di percepire l’inizio di una sua prematura migrazione interiore da candidato a Sindaco. In lui questa magia è avvenuta, e da quel momento sono stato io a trarre dai suoi comportamenti, dalla sua energia positiva e dalle sue vision, le leve di comunicazione e gli strumenti più efficaci per raccontarlo alla gente.

Se posseggo un’arte è quella di saper cogliere l’attimo. La campagna « FIDATI » di Carlo Capacci è il frutto creativo di queste riflessioni, di queste emozioni, che sto condividendo con te che mi hai letto fino a questo punto.

SONO UNA SPUGNA, MA NON MI STRIZZARE

Il comunicatore è una spugna che si inzuppa dell’aria circostante con la massima neutralità possibile. Ascolta con attenzione tutti ma si fida solo del suo istinto e non ricorre mai a ricette preconfezionate. Ossessionato dalla scoperta dell’uomo che sta dentro al candidato, cerca con lui una relazione privilegiata per conoscerlo nei suoi aspetti più profondi, per portarli poi alla luce nella forma più semplice e comprensibile.

Oggi si è eletti se si è, senza compromessi, solo e semplicemente se stessi. La conquista del “potere” è prima di tutto la conquista di se stessi e Carlo Capacci è la prova plastica di questa verità. Carlo Capacci, molti giorni prima di stravincere con quel misero 76,14% contro il 23,86% del suo competitor, è diventato 100% Carlo Capacci sotto i nostri occhi increduli.

UN UOMO E LA SUA CITTÀ

E’ un piacevole lavoro per me assistere ogni volta all’incontro di un uomo con la sua città. In vent’anni mi è successo tante volte. Con Capacci è stato emozionante soprattutto guardare l’espressione del suo viso quando negli ultimi comizi il pubblico lo applaudiva – lui faceva un piccolo sorriso di compiacimento – subito dopo tentava di riprendere il discorso ma si bloccava perchè il suo pubblico applaudiva ancor più forte e a lungo di prima. Il sorriso che faceva in quell’istante, dedicato a se e a chi era in quella piazza, è stato il distillato, la quintessenza di quei giorni davvero speciali. Tutto il resto è media, no, non ho detto sedia, ma media, media, media. Media tradizionali e social media, lettere con buste ed email, manifesti e apericene, santini e pillole di programma, tanti « mi piace » e un delicato sms di uno sconosciuto o sconosciuta che diceva: TVS (Ti Voglio Sindaco).

PER FINIRE

Ho poco gusto per la politica ma molta passione per le persone. Non ho ricette. Mi fido del mio istinto e di alcuni miei collaboratori. Mi ossessiona la scoperta dell’uomo che ci sta dietro, i suoi punti di forza, quelli di debolezza evidenti o nascosti.

Lo slogan doveva trasmettere all’elettore fiducia e io ho cercato di tradurre la verità che si rivelava.

Una campagna riuscita non è quella dove il politico è solo SUL suo manifesto, ma quando E’ IL SUO MANIFESTO.

La mia arte, se ne ho una, è cogliere l’attimo, cogliere un aspetto profondo e portarlo alla luce nel modo più semplice possibile.

E’ successo con FIDATI, la parola che spesso Carlo mi diceva quando mettevo in dubbio la sua sicurezza.

Il comunicatore è una spugna che s’impregna dell’aria circostante con neutralità di ascolto, come per i giornalisti o per gli artisti. Vivere un frammento di storia di una città e contribuire a scrivere il capitolo successivo. Non credo ci sia un’emozione professionale più forte, condita da tante nuove amicizie.

Le notti di Oneglia a Calata Cuneo con gli amici di campagna
Le notti di Oneglia a Calata Cuneo con gli amici di campagna

QUATTRO COSE DI BUONSENSO

1) Quello che non cambia mai è che tutto cambia (Obama)
2) Si vota per una persona, non per un partito
3) Si vota per un’idea, non per una ideologia
4) Si vota per il futuro, non per il passato.

La conquista del potere è prima di tutto una conquista di se stessi. A Imperia tutto si è giocato nell’abbraccio di un uomo con la propria città.