COLTIVARE
IL NUOVO

Faccio parte di quella specie umana che alcuni chiamano «creativi».

A seconda del tono di voce e dall’espressione del viso che noto quando qualcuno mi definisce così, capisco se che ho davanti una persona che mi ritiene un essere utile o tutto sommato inutile. Il dubbio è legittimo perché credo che tutti (tranne i politici) abbiano una buone dose di creatività nel proprio dna.

E’ un campo in cui nessuno al mondo eccelle realmente, quindi tutti possono competere alla grande. La differenza è però che i creativi hanno un mare di tempo da dedicare alla coltivazione di quel piccolo appezzamento di cervello che attiene all’inusuale e al nuovo.

Sì, esplorare il nuovo, il mai detto o mai fatto prima, o trovare una nuova combinazione di cose che prima non erano mai state accostate è un’esperienza stimolante e ti da l’illusione di restare giovane.

Sulle prime sei terrorizzato e pensi che questa volta non ce la farai, poi prendi fiducia e cominci il tuo viaggio, pensi al contrario, poi pensi laterale, poi pensi da sotto, da sopra. Poi bevi un caffè e fai il giro dell’isolato, per strada vedi tutti i tuoi target che camminano: il tuo lavoro è proprio quello di farti capire da loro.

Se sei in seria difficoltà il metodo estremo è fare un bagno nella vasca come facevi da bambino, perché sotto la doccia non vengono mai buone idee – è dimostrato.

Tipico spin doctor del '700
Tipico spin doctor del '700
A quei tempi se perdevi le elezioni erano guai seri
A quei tempi se perdevi le elezioni erano guai seri

Quando poi, a tarda ora, la tv ha smesso di frastornarti di parole e immagini sempre uguali, lo scocciofono non suona più, le persiane della famiglia al di là della strada cigolando si chiudono, resti serenamente solo nel silenzio e vai in vantaggio su tutti quelli del tuo meridiano. In quel momento i nodi cominciano a venire al pettine, il cuore si collega al cervello e dalla matita esce la madre di una serie di segni vivi.

Vorresti cogliere quell’ispirazione e continuare, per chiudere, invece ti devi fermare e andare a letto perchè sai che in quella culla, certe notti, il pilota automatico può accompagnarti dove da sveglio non ti è consentito arrivare.

Un simpatico collega
Un simpatico collega

MIA MADRE ERA

molto brava a fare gli gnocchi.

Grazie a una proporzione aurea e difficilmente tramandabile di patate e farina, e per la delicatezza di quel sughetto di pomodoro fresco e cipolla dolce, cotto per ore a fuoco lento, riusciva ogni volta a stupirmi.

Ho seguito tante volte al suo fianco quella preparazione e la conosco tanto bene che posso perfino usare la tecnica di cottura degli gnocchi come metafora: produrre idee è come cuocere i gnocchi, non c’è il tempo di cottura come la pasta, ma se fai le cose bene e con passione saranno loro ad affiorare.

La pasta ha il tempo di cottura, gli gnocchi no.
La pasta ha il tempo di cottura, gli gnocchi no.
Un simpatico collega
Un simpatico collega

DISTURBO SEMANTICO

La “Teoria dello gnocco” è certamente una mia fantasia – di cui però ho verificato tante volte sul campo la veridicità – ma nasconde, sul fondo della pentola, una propria sorprendente identità iconografica.

Osservando da vicino uno gnocco, infatti, salta agli occhi la sua forma evocativa di un emisfero cerebrale. Lo puoi vedere in questa semplice animazione.

Resta da capire quale possano essere le fasi di “preparazione” necessarie a far galleggiare, affiorare, trapelare, spuntare, apparire, manifestarsi, sbocciare il frutto creativo.

Un mio piatto di gnocchi con granchietti
Un mio piatto di gnocchi con granchietti

RICERCA CREATIVA:
LA PRE-OCCUPAZIONE

La risposta che cerchi sboccia sempre dal tuo emisfero destro, ma solo dopo un particolare «processo digestivo» e un dialogo con l’emisfero sinistro non privo di alcuni momenti di sano conflitto tra pari.

Nei 50anni del mio lavoro di piccolo creativo della comunicazione, ho consolidato 10 regole che creano le migliori condizioni per sviluppare la creatività. Mi sono servite nella mia esperienza di responsabile marketing e ricerca e sviluppo di una importante azienda grafica, nel successivo lavoro di pubblicitario e nell’attuale lavoro di comunicazione elettorale.

Eccole:

1) Niente pascolo, niente latte

Documentati e ricerca tutte le informazioni sul tema/problema di cui ti stai occupando.

2) No pressing

Non stressare l’emisfero destro del tuo cervello pretendendo soluzioni in tempi stretti come sei abituato a fare con l’emisfero sinistro; è un tipo scontroso e irascibile che va preso dal verso giusto.

3) Analizza gli opposti

Cambia prospettiva di analisi, anche ribaltando il problema, senza paura di andare fuori strada.

Se cerchi qualcosa che non c’era prima non la trovi certo lungo la solita strada.

4) Prendi appunti sempre

Schizza note, disegni, idee, possibilmente tutte sullo stesso foglio. Usa un A3 e piegalo fino a che diventi tascabile. Portalo sempre con te, insieme a una matita, anche quando vai a riposare.

E’ come il taccuino del tenente Colombo, che conterrà i “fili pendenti” in attesa di essere collegati.

Fallo in piena libertà perché quel foglio non lo leggerà nessuno oltre te

5) Riposati e cambia registro di pensiero

Passeggia, ascolta musica, guarda il Dottor House o cucina; Sherloch Holmes, ad esempio, nel bel mezzo di un’indagine trascinava Watson a un concerto.

6) Cerca relazioni tra i frammenti trovati

rimuginando le cose fino ad entrare in una sana, totale confusione.

7) Asseconda la tua paura di non farcela

Arrivare alla fase di “disperazione” è un passaggio importante del percorso verso la soluzione.

8) Lancia i quesiti prima del sonno

affidando al pilota automatico il compito di rimettere in ordine il caos che ti sei creato.

9) Lascia totalmente cadere il problema

occupandoti di altre cose, facendo così capire al tuo emisfero destro che non ti interessa più andare a fondo al problema.

10) Aspetta con fiducia

che si materializzi l’insight, la tua intuizione risolutiva improvvisa.

L’emisfero sinistro verificherà il valore reale, l’applicabilità e l’effettiva efficacia dell’intuizione avuta.

BUON VIAGGIO

Un libro interessante scritto nel 1940
Un libro interessante scritto nel 1940
Il cervello in un mio disegno del 1971
Il cervello in un mio disegno del 1971