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PIACENZA, BONTA' E BELLEZZA A TUTTO "TONDO"

Voglio regalare a Piacenza una piccola idea sbocciata qualche giorno fa dal fitto cespuglio di considerazioni sul comunicare Piacenza, una ricerca che mi appassiona da tanto tempo. Nulla di quello che vi racconterò ha a che vedere con il lavoro che la governance di Piacenza per l’Expo 2015 sta intraprendendo e che sostengo con passione, senza farne parte in alcun modo :-( .

Come spesso accade, le idee sembrano sbocciare per caso, ma dopo più di quarant’anni di lavoro nella comunicazione ho capito che il caso non esiste, e se esiste non è detto che sia nostro buon amico. In realtà possiamo definire « creative » tutte le persone che hanno la dote o la disciplina di essere « macchine per collegamenti » sempre in moto.

Non è concesso a nessuno di « creare » nel senso stretto della paola, è una spiccata esclusiva di quel signore che abita ai piani alti, ma possiamo «inventare» surrogati di creazioni con la nostra abilità nel percepire collegamenti tra cose, parole, immagini e sensazioni già vissute, stimoli elettrici scolpiti più o meno profondamente nel nostro cervello, ma costantemente in vibrazione per essere consolidati, ritrascritti e upgradati da successivi eventi vissuti.

Detto questo, in casa qualche giorno fa, mentre dallo studio mi dirigevo verso la cucina, l’occhio mi è caduto sul Tondo di Botticelli illustrato sulla copertina del biglietto di auguri di Natale del Comune di Piacenza (non sono affatto uno dei vip a cui il sindaco manda gli auguri ma semplicemente ho vinto la gara per quella piccola fornitura). Appena dopo, entrato in cucina con la solita fame, la vista del piatto di tortelli preparati da Luisa ha creato in me un nanosecondo di blackout, la frazione di tempo che l’emisfero destro del cervello ha impiegato per collegare quelle due sublimi forme circolari. Il resto ce l’ho messo io, ed è nato l’annuncio pubblicitario interessante che vedete accanto a questo articolo, che attraverso il duplice significato della parola « code » mette in relazione due elementi mai prima d’ora collegati in tal modo. In altre parole, i due elementi – il piatto di tortelli e il Tondo di Botticelli vivevano la propria vita separati e nessuno aveva ancora costruito il fragile ponte che poteva unirli, dando vita a un pungente, nuovo gioco comunicativo.

Niente di speciale, perchè questa « chimica » capita tutti i giorni a una marea di persone che fanno un mestiere come il mio. E è anche al loro impegno che dedico questo articolo.Ma non è tutto ! (ho usato il punto esclamativo non a caso). Non è tutto. Non è mai, mai tutto: quando scopri di aver costruito un meccanismo che funziona, non correre via soddisfatto a autoincensarti, ma resta umile in attesa. In attesa di cosa? In attesa che quel « parto » si completi al di là del tuo tavolo di lavoro, regalandoti la ciliegina sulla torta che ti stavi già sbranando.

Ero nello studio di Alessandro Bersani (autore della riproduzione del Tondo) per la ripresa del piatto (da me dipinto) e, mentre l’amico fotografo ungeva con cura maniacale le foglie di salvia, il fragile ponte che legava per la prima volta quelle due grandi eccellenze della nostra terra, divenne d’acciaio: in dialetto piacentino « tondo » si dice « tond » che significa anche « piatto ».

Grazie a Gaetano Rizzuto e a Libertà per la bella pagina che mi ha dedicato.

Qui una suggestione visiva per salutare il Tondo di Botticelli che il 21 marzo 2015 è esposto al museo Bunkamura di Tokyo nella grande mostra "Denaro e Bellezza". https://vimeo.com/119614468




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