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IMPERIA 2013 - CARLO CAPACCI SINDACO

La sfida elettorale di Imperia 2013 mi ha coinvolto fino al midollo e la ritengo una delle più stimolanti ed emozionamti che ho vissuto come comunicatore. Iniziò tutto con l’incontro dell’ex Sindaco Pdl Paolo Strescino, sfiduciato a metà mandato perchè non gradito all’ala Pdl di Scajola, deus ex machina della città da un ventennio, NON a sua insaputa. Aiutai Paolo, 8 mesi prima delle elezioni, a costruire l’immagine ed il posizionamento della sua nuova creatura politica, il Laboratorio per Imperia, nato come movimento, diventato lista elettorale e oggi partito a tutti gli effetti. L’alchimia politica elaborata da Paolo, al suo nascere giudicata da tanti fallimentare, ha avuto nelle amministrative di Imperia 2013 un ruolo fondamentale. Il suo quasi 10% del primo turno ha zittito i suoi detrattori e ha creato le fondamenta per una travolgente vittoria.

POI VENNE L’INGEGNERE CHE NON SAPEVA COMUNICARE

La vera campagna elettorale iniziò con l’ingresso in campo di Carlo Capacci, un giovane ingegnere imperiese, estraneo alla politica, titolare di un’innovativa impresa imperiese nel settore delle telecomunicazioni. Di lui mi raccontavano la zero capacità di comunicare e l’ancor più scarca propensione a rendersi simpatico alla gente. Terrorizzato mi chiedevo « Cacchio, ma qualche straccio di dote la avrà pure sto Carlo ». La sfida era comunque lanciata e il più pericoloso competitor di Capacci era un sessantacinquenne principe del foro di Imperia, fortemente sostenuto da Claudio Scajola. (sempre NON a sua insaputa). La variabile M5S rappresentava poi un serio problema per quel 34,9% di consensi alle elezioni politiche celebrate pochi mesi prima, che facevano arrossire il 20% del Pd e il 30% del Pdl.

IMPERIA CAMBIA

Il primo successo del tutto personale del « mio » ingegnere - valutato seccamente da molti come un pessimo candidato Sindaco - fu quello di costruire con maestria una coalizione vasta, anche se non perfettamente « cementata ». Negli ambienti professionali la sua fama di ingegnere civile era davvero straordinaria, e il massimo dicevano lo esprimesse portando a termine a regola d’arte progetti che i suoi colleghi valutavano irrealizzabili. Li ho visti con i miei occhi quei progetti: quello che si dice è vero, ma nessuno prima di allora avrebbe immaginato che Carlo Capacci offrisse simili prestazioni anche nella molto più insidiosa ingegneria politica.

Il Pd infine condivise il suo programma elettorale e lo sostenne. I partiti della sinistra scelsero di correre decisamente da soli con proprie liste civiche. Carlo Capacci, nel segno della sua lista civica (gli proposi e scelse di chiamarla « IMPERIA CAMBIA » realizzando un simbolo originale e con alta flessibilità d’uso) iniziò a correre lungo una impraticabile agenda (da lui ingegnerizzata e gestita) di incontri soprattutto mirati alle 14 frazioni della città, borghi ricchi di identità propria, alcune delle quali furono Comuni fino al 1923. Incontrò poi imprenditori, commercianti, associazioni, uomini, donne, pescatori, pescatrici, cani, gatti, orate e branzini. Lo videro un giorno al porto dialogare animatamente con un branco di attentissime sardine. Ascoltava con attenzione, prendendo accuratamente nota sul suo Moleskine ma non promettere nulla di nulla. Garantiva solo 5 anni di impegno personale a tempo pieno per il bene della città, guardando fisso negli occhi le persone.

GURU, INTERVIENI, CARLO NEGLI INCONTRI E’ UNA FRANA !!!!

Mi arrivarono una serie di cupe telefonate dal Point Capacci e da alcuni dei 136 candidati consiglieri della nostra coalizione. Tutti mi segnalavano, a loro giudizio, pessime prestazioni di Carlo nei primi 2 incontri con le frazioni. Decisi allora di assistere come spettatore - con il vantaggio di non essere conosciuto in loco - a un incontro con gli abitanti di uno dei quartieri più problematici e maltrattati della città: il Parasio, quell’antico, magico, emozionante quartiere che domina dall’alto Imperia - Porto Maurizio. In quella sala stracolma mi concentrai per tutto il tempo sul pubblico, studiando reazioni, battiti di ciglia, movimenti di mani, resistenze alle sedie scomode, grado di sopportazione del caldo, comportamento dei giovani, degli anziani; contai anche quante volte i presenti guardavano oltre la finestra, quante volte quelli in piedi cambiavano gamba d’appoggio, ascoltavo commenti sussurrati al proprio vicino e davo un voto alla risposta che Carlo architettava per le crudeli domande che il pubblico gli rivolgeva. La sera stessa, dopo aver asfaltato il fritto di paranza del C’est si bon di Calata Cuneo - in compagnia della cara amica Vanessa -  inoltrai una email allo staff e al pool di critici, rassicurandoli che quelli che loro percepivano come difetti a mio giudizio erano esattamente il mix di fattori vincenti e plus competitivi che avrebbero fatto alla lunga la differenza tra Capacci e gli altri.

IL NUOVO MODELLO DI LEADER POST-RENZIANO.

Quel misto di semplicità, riservatezza, dialettica all’osso espresso da quel giovane ingegnere, ammiccamenti free, quella sicurezza in se stesso impacchetta con una nobile umiltà, costruivano giorno dopo giorno un plus di differenza straordinari, unici, e quel silenzioso gradimento che la gente gli riservava contribuiva al naturale fluire della personalità di Carlo, creando varchi sempre più visibili in quella corazza che non mi aveva permessso di capirlo a fondo nei primi atti della campagna.  Quella sera al Parasio, ascoltando Carlo parlare in piedi, jeans, camicia bianca a righe con maniche arrotolate e Hogan ai piedi, restando spettacolarmente se stesso fino in fondo, ho percepito che quella intelligente, pratica, efficace, brillante semplicità ci avrebbe portato alla vittoria. La sera stessa con Dario Orlandi, il grande fotografo di questa campagna, estrasse come Eta Beta dalla sua station wagon un numero incalcolabile di borse, ombrelli, luci, teli, cieli, obiettivi, accumulatori e flash ed allestìmmo un set fotografico completo al point e costringemmo Carlo, a sua insaputa, a posare per le foto dei poster elettorali. Tra i 200 scatti di ne scelsi uno perfetto, e quel magistrale ritratto diventò l’unica immagine del candidato nella campagna elettorale. Quella foto ha rappresentato per me, lungo tutta la campagna, una fonte inesauribile di ispirazione.

I SONDAGGI FOTOGRAFANO IL PASSATO, MA  CI DEVI LEGGERE IL FUTURO

Il giorno dopo arrivò tra le mie mani il sondaggio SVG. A parte i numeri discreti per la coalizione e nonostante il prevedibile basso risultato della neonata lista di Carlo Capacci (Imperia Cambia) il dato più interessante che rilevai era che Carlo era conosciuto solo da poco più della metà degli elettori ma, chi lo conosceva, in larghissima misura, lo apprezzava. Dunque, se chi lo conosceva lo apprezzava, avevamo una prateria di quasi metà dell’elettorato da conquistare e, per vincere, bastava FARLO GIRARE, FARLO CONOSCERE, FARGLI STRINGERE MANI E INCROCIARE OCCHI.

In quel pomeriggio clou sovrapposi « l’effetto Parasio » con questo dato emerso dal sondaggio e l’emisfero destro del mio cervello, amico che coccolo senza mai spremere almeno 10 ore al giorno da una cinquantina d’anni, mi regalò il più bello slogan elettorale che ho mai inventato e mai più inventerò. Una sola parola, semplice, intima, personale, diretta, tanto potente da non poter essere gridata. Un abito su misura per l’ing, Carlo Capacci.

« Qual’è allora Mauro questo cacchio di slogan che hai creato ?. Ce lo lo vuoi dire ono ? » Calma, ce l’hai sotto gli occhi. E’ il titolo del prossimo paragrafo.

FIDATI

La molla del giocattolo era caricata. La parola FIDATI, oltre ad essere stampata come un logo/oggetto su tutti gli strumenti di comunicazione, era continuamente pronumciata nelle proprie relazioni personali dall’esercito di candidati consiglieri di tutta la coalizione e diventò presto un travolgente tormentone. FIDATI non era solo uno slogan ma, per la sua stretta identificazione con il candidato, la fece diventare un racconto. Con FIDATI, storytelling di Carlo fatto da una sola parola, mettemmo in campo un potente amplificatore della comunicazione. Fu un’idea in qualche modo assimilabile a quella di colorare di arancione nel 2007 (ben 4 anni prima di Pisapia a Milano) ogni pixel della vincente campagna per il secondo mandato del Sindaco Roberto Reggi a Piacenza. (Puoi viverla in differita in questo canale del mio sito)

SONO UNA SPUGNA, MA NON MI STRIZZARE

Il comunicatore è una spugna che si inzuppa dell’aria circostante con la massima neutralità possibile. Ascolta con attenzione tutti ma si fida solo del suo istinto e non ricorre mai a ricette preconfezionate. Ossessionato dalla scoperta dell’uomo che sta dentro al candidato, cerca con lui una relazione privilegiata per conoscerlo nei suoi aspetti più profondi, per portarli poi alla luce nella forma più semplice e comprensibile.

Oggi si è eletti se si è, senza compromessi, solo e semplicemente se stessi. La conquista del "potere" è prima di tutto la conquista di se stessi e Carlo Capacci è la prova plastica di questa verità. Carlo Capacci, molti giorni prima di stravincere con quel misero 77% contro il 23% del suo competitor, è diventato 100% Carlo Capacci sotto i nostri occhi increduli.  

IL VENTO E’ GIRATO

Per natura io sto sempre dalla parte di chi vuole cambiare tutto, tranne il posto degli attrezzi da cucina. Mi piacciono i candidati coraggiosi come Capacci, che dicono davvero quello che pensano, che fanno qiello che dicono, che ti dicono nomi e cognomi,  quelli « capacci » di puntare il dito contro ciò che non va, al momento giusto, con serietà, con parole chiare, poche. Una campagna elettorale è una maratona devastante per un candidato che si è messo in testa di vincerla, una gara di resistenza che si gioca soprattutto nello sprint finale dove vince chi crede di più a ciò che dice.

Osservando giorno dopo giorno l’agire di Carlo Capacci sui binari della strategia di comunicazione elaborata insieme, ho vissuto in trepida attesa di percepire l’inizio di una sua prematura migrazione interiore da candidato a Sindaco. In lui questa magia è avvenuta, e da quel momento sono stato io a trarre dai suoi comportamenti, dalla sua energia positiva e dalle sue vision, le leve di comunicazione e gli strumenti più efficaci per raccontarlo alla gente.

Se posseggo un’arte è quella di saper cogliere l’attimo. La campagna « FIDATI » di Carlo Capacci è il frutto creativo di queste riflessioni, di queste emozioni, che sto condividendo con te che mi hanno letto fino a questo punto.

UN UOMO E LA SUA CITTA’

E’ un piacevole lavoro per me assistere ogni volta all’incontro di un uomo con la sua città. In vent’anni mi è successo tante volte. Con Capacci è stato emozionante soprattutto guardare l’espressione del suo viso quando negli ultimi comizi il pubblico lo applaudiva - lui faceva un piccolo sorriso di compiacimento - subito dopo tentava di riprendere il discorso ma si bloccava perchè il suo pubblico applaudiva ancor più forte e a lungo di prima. Il sorriso che faceva in quell’istante, dedicato a se e a chi era in quella piazza, è stato il distillato, la quintessenza di quei giorni davvero speciali. Tutto il resto è media, no, non ho detto sedia, ma media, media, media. Media tradizionali e social media, lettere con buste ed email, manifesti e apericene, santini e pillole di programma, tanti « mi piace » e un delicato sms di uno sconosciuto o sconosciuta che diceva: TVS (Ti Voglio Sindaco).

Sul monitor alla destra di questo racconto trovi - che si rincorrono - alcuni freddi frammenti di questa calda avventura. Ma sono solo la punta di questo iceberg di sensazioni al pesto.

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