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BERGAMO 2014 - GIORGIO GORI SINDACO

La campagna elettorale di Giorgio Gori a Bergamo inizia con le Primarie di coalizione del centro-sinistra. Molto spesso la metafora che accompagna questo devastante momento di democrazia è sostanzialmente questa: all’orizzonte si vedono i festeggiamenti per la vittoria di coppa, ma per arrivare a quell’appuntamento bisogna prima fare una partitina nel campetto dell’oratorio dove potrebbero fratturarti il menisco.

CHEZ MOI

Il mio incontro con Giorgio Gori è avvenuto in occasione delle primarie Renzi–Bersani del 2012. Mi venne a trovare a Piacenza e partecipai alla creazione dello slogan « Adesso » coniato per l’avventura in camper di Matteo Renzi. In seguito mantenni con lui rapporti amichevoli e nel dicembre 2013 accettai la sua proposta, sostanzialmente da volontario, di occuparmi della strategia di comunicazione della sua campagna, dalle primarie di coalizione alla sfida per diventare Sindaco di Bergamo. La breve visita di Giorgio a Piacenza non passò inosservata: https://labatusa.wordpress.com/tag/giorgio-gori/

PANE E INNOVAZIONE

Il percorso che condusse alla vittoria di Gori alle primarie mi permise di posizionare con una certa precisione la città di Bergamo e Giorgio nel mio scaffale mentale, e cominciai a valutare il difficile incastro tra una città super arroccata tra le proprie mura - alla strenua difesa dei propri vizi e virtù - con un raffinato giovane figlio di Bergamo cresciuto a pane e innovazione nel mondo della tv.

IPSOS FACTO

I primi focus group di Pagnoncelli e le straordinarie analisi di Aldo Cristadoro misero in chiara evidenza che le parole « innovazione » e « cambiamento » facevano venire l’orticaria ai Bergamaschi. Non ho mai creduto fino in fondo a questa cosa, o meglio, non potevo proprio credere che la cifra che differenziava il mio candidato dal sindaco uscente potesse essere un’arma spuntata. In più, essere bello, ricco e famoso, vivere in una "reggia" a Bergamo Alta e avere come moglie una star della tv, ovviamente non ti aiuta in queste occasioni.

CONTRO IL SINDACO USCENTE

Iniziai il mio lavoro con l’analisi del principale competitor, un sindaco uscente di centro-destra altamente rappresentativo del bergamasco medio, dannatamente somigliante alla città e dotato di armi di comunicazione personale pastose e convincenti. Un sindaco uscente, 99 volte su 100, perde inutilmente tempo a ricapitolare le cose fatte nel suo mandato, perchè ha il terrore che i cittadini abbiano la memoria corta: una noiosa strategia che toglie al sindaco uscente il guizzo di focalizzare con chiarezza la sua vision per la città di domani. Il competitor di Gori era uno di quelli. Una volta "in wi-fi" con il cervello dell’avversario mi dedicai a Gori cercando di scavare la sua personalità alla scoperta del perchè la sua brillantezza intellettuale fosse filtrata e appesantita dalla spessa corazza che indossava, riscontrabile spesso in chi è - o si sente - oggetto di pregiudizi. In quella fase allora gli presentai la divertente infografica del viaggio della sua vita, che puoi vedere tra le prime immagini dello slider qui sulla destra. Fu un viaggio non facile, soprattutto perchè era focalizzato in partenza sulla sua « mutazione genetica da "Homo Berlusconianum"  a  "Homo Bergamascum"  passando attraverso un bagno totale tra i bergamaschi, tanto intenso da essere davvero al limite della fattibilità.

PARTITI !

Ad aprile 2014, con una affissione di posizionamento, partì la campagna di Giorgio Gori sindaco x Bergamo che, subito dopo, si biforcò in 29 campagne autoportanti: una « global » sui grandi temi e sulla vision della città (orizzontale) affiancata da 28 campagne « local » imperniate sulle soluzioni mirate quartiere per quartiere. Una enorme montagna da scalare, per il candidato e per il suo staff. Puoi sfogliare il documento strategico e la timeline della campagna qui http://goo.gl/6v9840

Coordinatore della campagna era Christophe Sanchez, un bravissimo autore tv grande amico di Giorgio Gori, Il mio rapporto con lui non è stato tutto rose e fiori, ma abbiamo fatto insieme un grande lavoro. E’ sua la firma del flashmob più bello che io abbia mai visto in una campagna elettorale, lo puoi vedere a questo link, http://youtu.be/Nia526K34Q8 - insieme ai tanti altri spot http://goo.gl/7QNs9s a cui ho collaborato a volte come copy e music. A volte anche come videomaker aggiunto http://goo.gl/bepN99

Ma da subito i "nemici" tra la coalizione di centrodestra spuntarono come funghi e gli attacchi con armi improprie contro Giorgio perdurarono a ritmo incessante fino all’ultimo istante della campagna, costringendoci al perpetuo quesito: "rispondiamo o non rispondiamo a questa provocazione?"

MA DOVE CAVOLO PARCHEGGIA GORI?

Mi piace ricordare il primo attacco ricevuto: un articolo di Repubblica con una foto che ritraeva il suv di Gori parcheggiato in città alta sul passo carraio della propria abitazione. Il giornalista, con il suo graffiante pezzo, sembrava voler convincere i lettori che quello di Gori era un atto di arroganza di un ricco che se ne fregava delle regole. Cominciavamo proprio bene! Panico nello staff. "Mauro, cosa dici di fare'" Ritenni esagerato e pretestuoso l’articolo che rimbalzò subito in rete e fu ripreso ripreso da tutti i giornali online di Bergamo. Risposi mezz’ora dopo il lancio con un gruppo Facebook titolato « Ma dove cavolo parcheggia Gori » che infiammò subito i sostenitori e i social network di « mi piace » e condivisioni. Non solo: tutta la stampa carta e online non mancò di dare ampia visibilità a quella risposta così centrata. BergamoNews, ad esempio, chiuse in bellezza l'articolo con "una risata li seppellirà".

http://goo.gl/lNbA84

http://goo.gl/4zjdnz

Ricevetti più tardi da Giorgio un sms con scritto : "Mauro, hai fatto una genialata". Se vuoi vedere alcune immagini ironiche caricate nel gruppo facebook, le trovi qui : http://goo.gl/1deV2S

VOGLIO VIVERE IN CAMPAGNA

Utilizzammo la gamma completa dei media e degli strumenti che prevede una campagna elettorale impegnativa, ma l’assillo maggiore fu la « campagna verticale » mirata ai 28 quartieri di Bergamo, che iniziò dall'indagine approfondita dei problemi di ciascun quartiere, continuò con l’elaborazione e la stampa di volantini con microprogrammi specifici e si sviluppò lungo i 750 km in bicicletta che Gori fece con stoica e serena determinazione. La comunicazione mirata aveva una sua plastica rappresentazione nella vetrina del Point dove volli un espositore trasparente per esporre in bell’ordine (ed straibili) i volantini relativi ai 28 quartieri della bella Bergamo. L’effetto era quello della vetrina di una agenzia di viaggi, dove ognuno poteva, entrando nel point, selezionare e prendere il flayer dedicato alle soluzioni proposte per il suo quartiere. A volte stavo in appostamento nei pressi della vetrina per studiare il comportamento delle persone che la scrutavano e carpire qualche frammento di discorso. Puoi vedere quella vetrina tra le immagini dello slider qui a destra. 

Sono convinto da tempo che la prossima segmentazione della domanda elettorale arriverà a registrare anche le esigenze dei pianerottoli.

AMARCORD

Della vincente campagna per Gori sindaco di Bergamo ricordo il bellissimo Point multipiano di via XX Settembre brulicante di incontri, gli scontri all’ultimo sangue con Christophe finiti poi in aperitivi, il lavoro con Andrea, la simpatia di Titina, le cenette alla mitica Vineria Cozzi, la perforante intelligenza di Giorgio Gori, la classe di sua moglie Cristina e la gara di torte di Benedetta. Fu una bellissima vittoria, per nulla scontata. Lungo quell’avventura durata quasi sei mesi vivemmo tutti delle grandi emozioni. Racchiude il crescendo di questa campagna la lettera che Giorgio Gori inviò allo staff la notte prima dell’esame finale, un distillato di forti sensazioni e motivazione magistralmente scritto. Per ritrovare poi un po’ di autostima nei momenti così così, rileggo anche cosa ha scritto di me Benedetta Ravizza dell’Eco di Bergamo e la ringrazio ancora per la sua bella e simpatica intervista telefonica, soprattutto per il profilo che ha tracciato di me e del mio lavoro. Questo è il suo pezzo :

QUEL « CAMBIO DI PASSO » GRAZIE AL GURU DELLE ELEZIONI.

Mauro Ferrari, mago della comunicazione, è l’autore con Gori del refrain della campagna. Ha fatto vincere 18 candidati su 21.

Che sia un creativo lo si capisce da come parla. Immaginifico, ma con un accento piacentino che lo rende subito verace. Giudica (con garbo) impertinente la domanda sull'età («Sono del 1947, gli anni non li ho mai contati»), ha esordito nella comunicazione e nel marketing «nel 1970, quando suonavano i Beatles» e ha un'idea ecologica del lavoro: «È un travaso di energie, non se ne sfruttano di nuove». Ecco a voi Mauro Ferrari. Il nome può darsi che ai più non dica niente, ma gli addetti ai lavori si inchinano. Non è capitato a molti di seguire la campagna elettorale di 21 candidati e farne vincere 18 (tranne in due casi, tutti di centro-sinistra: da Reggi a Piacenza e Capacci a Imperia fino a Biancheri a Sanremo, all'ultima tornata). O di inventare l'«arancione» come colore acchiappa voti prima del l'«effetto Pisapia». A lui sì. «Faccio vincere i vincenti», fa il modesto. E così capita che nella scuderia ci sia anche Giorgio Gori. «È stata tutta farina del suo sacco, è un purosangue oltre che un fuoriclasse», attribuisce ogni merito al nuovo sindaco. La sera del ballottaggio il «guru» era a Bergamo, a marciare su Palafrizzoni. Camicia blu elettrico, chioma scapigliata, occhialino da intellettuale, una vaghissima somiglianza con Casaleggio. Uno degli abbracci più calorosi del neoletto è stato per lui. «Un momento magico, da batticuore», commenta. Tra i due un'amicizia che risale alle Primarie di Renzi. Dietro l'«Adesso» che ha contrassegnato ogni passaggio dell'allora candidato alla leadership nazionale del Pd c'era il Ferrari pensiero. «In quella fase ho conosciuto Gori e mi sono subito messo a disposizione del suo progetto. Ero molto interessato alla persona, in cui era facile credere per la capacità di fare squadra, per la profondità dell'analisi politica e l'attenzione agli aspetti strategici». Il feeling, dice, non si è tradotto in un vero e proprio contratto di lavoro - «il suo staff era già all'altezza; per me c'è solo un rimborso spese» - «piuttosto in uno scambio stimolante. Sono passato una decina di volte da Bergamo, anche il giovedì prima del ballottaggio, siamo andati tutti a mangiare i tortelli di zucca al Circolino, un posto bellissimo. E poi via messaggio». Lunghi discorsi, da cui ricavare gli spunti chiave.

Come quel «cambio di passo» che è diventato il mantra della lunga maratona elettorale del frontman del centrosinistra. «Quello slogan è stato il "ritaglio" di uno dei discorsi di Giorgio, non ho inventato nulla. È come quando trovi una carta per terra e la raccogli. Ho colto il senso per Bergamo, una città che pareva essersi fermata negli ultimi cinque anni». Si è pure sdoppiato mettendosi nei panni di Tentorio. «Ha sbagliato campagna. Una delle regole d'oro è: stai attento alle mosse dell'avversario e seguile. Tentorio, invece, si è accorto in ritardo, e poi è finito a inseguire Gori, ad esempio sui giri nei quartieri». Insomma c'è passo e passo, parola di guru.


 

 

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